“Pizza” il libro di Slow Food. E la storia dei pizzaioli di Tramonti

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La Storia dei pizzaioli di Tramonti… la inseguo da vari anni. Mi ha affascinato da subito ed oggi ho avuto, grazie a Slow Food e ad Antonio Puzzi che ha curato il lavoro la opportunità di raccontarla.

3000 pizzerie o 3000 anime? E’ questo il più grosso interrogativo sospeso per chi indaga su quella che oggi è l’affascinate e tuttavia misconosciuta “Storia dei pizzaioli di Tramonti”.

Per il resto l’emigrazione in massa degli abitanti del piccolo comune della Costiera amalfitana “intra montes ubertas” (4150 anime nel 2013) per metter su attività commerciali nel settore ristorativo e caseario è una vicenda avvincente e sorprendentemente poco nota che intriga per la sua originalità.

Al suo attivo essa ha la De.Co comunale “Pizza di Tramonti o Pizza alla tramontana”, una serie di interessanti articoli datati su “Tramonti nel Mondo”, una Associazione professionale, un paio di censimenti, una ventina di Festival della Pizza, un paio di convegni che ho avuto il piacere di moderare, una manciata di locali che propongono la suddetta specialità e molti tentativi di inquadramento.

Pizza, il nuovo libro dedicato a una grande tradizione italiana dedica alcune pagine a questa storia, la Storia dei pizzaioli di Tramonti, che ho potuto mettere insieme facendo parlare insieme tutte le parti coinvolte. Per la prima volta, visto che spesso non dialogano tra loro.

Mi hanno affidato la storia con fiducia confidano nel mio approccio super partes. Ringrazio per questo “l’amministrazione comunale di Tramonti nelle persone del sindaco Antonio Giordano e dell’assessore Vincenzo Savino; la Corporazione dei Pizzaioli di Tramonti nella persona di Giovanni Adamo; il pizzaiolo Giuseppe Giordano; la vedova di Aurelio Giordano, Rita Fierro; Emilio Giordano della pro loco di Tramonti; l’oste Luigi Reale; l’antropologo Carlo Capello e il giovane Gianluca Pasqua”.

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In realtà sono 3 libri in 1: c’è un parte sulla storia e sulla cultura della pizza, ci sono gli approfondimenti sui più bravi pizzaioli italiani con tanto di ricette, e infine una vera e propria guida alle 386 migliori pizzerie della penisola, recensite una a una.

Curato da Antonio Puzzi, si avvale dei contributi di Tullio De Mauro, Marino Niola, Ettore Guerrera, Antonio e Donatella Mattozzi, Luciano Pignataro e Monica Piscitelli.

Qui l’inizio del pezzo dell’antropologo Marino Niola, che gentilmente cita come creativa della Pizza sospesa di Ciro Oliva nella Sanità: “Una volta la pizza era il pronto soccorso dello stomaco. Colazione, pranzo e cena in dose unica per saziare la fame del popolo napoletano «fornito di stomaco forte e di poca moneta». Ma adesso Oliviero Toscani l’ha proclamata migliore oggetto di design del pianeta, assieme ai jeans. Con la differenza, ha aggiunto, che dei jeans si può fare a meno. Cibo e simbolo, perfetta nel sapore e nell’immagine, locale e globale: è questo l’algoritmo che ha fatto la fortuna dell’icona mondiale dell’italian food. A cominciare dal Settecento, quando questo capolavoro della gastronomia povera ha iniziato la sua irresistibile ascesa, dai vicoli partenopei ai quattro angoli del globo, fino a diventare un emblema del Belpaese e in particolare di quel doppio concentrato d’italianità che è Napoli”. Qui potete leggere l’articolo: http://www.slowfood.it/pizza-una-grande-tradizione-italiana-ovvero-cosa-si-intende-per-pizza-slow/

Per acquistare il libro, qui:
http://www.slowfoodeditore.it/it/slowbook/pizza-una-grande-tradizione-italiana-667.html?search_query=pizza&results=1

Prezzo al pubblico: 22,00 €
Prezzo online: 18,70 €
Prezzo soci Slow Food: 17,60 €